La corte dei 'monzù'

 Da una felice idea di Franco Santasilia di Torpino, è edito, in questi giorni “ I primi, 35 ricette ispirate alla cucina di corte napoletana”; un interessantissima raccolta di ricette delle quali si stava progressivamente perdendo il ricordo negli ultimi decenni.

Il punto di partenza di questa edizione è l'influenza della corte di Francia nella cucina napoletana durante gli anni tra il 1680 ed il 1715.

Marie-Antonin Carême fissa, nella data del trattato di Utrecht, il momento 'ufficiale' del cambiamento di gusto sulle tavole di Napoli.

Soprannominati per secoli 'mangiaverdure' , i napoletani, scoprono, a cavallo tra il '600 ed il '700 il gusto e la capacità di sfamare le masse con la pasta che, dalla Sicilia fa il suo ingresso a Napoli.

Accolta benevolmente dal popolo partenopeo, a tal punto da sostituire il vecchio soprannome dedicato a questo popolo con il nuovo di 'mangiamaccheroni', la pasta vede nella presenza della corte francese il suo più sontuoso e ricco utilizzo.

Il regno delle due Sicilie diviene così crocevia di sapori nuovi, intrisi di salse e vasellame elegante.

Ne è un esempio calzante il 'timballo di anelletti alla Maria Sofia', tutt'oggi molto diffuso in Sicilia ma non solo: le stesse materie prime moderne come il tonno ed i fagiolini si trasformano, nelle cucine dirette dai 'monzù' in deliziose e raffinate mousse.

Avviene dunque un totale cambiamento di rotta nella cucina che assume un ruolo di rilievo anche nelle relazioni sociali, ufficiali e non.

Ma, chi erano i monzù? Bisogna sapere che, nei secoli XVIII e XIX erano così chiamati i capocuochi di corte e, questo termine dialettale veniva a crearsi dalla trasformazione del termine 'monsieur' con il quale venivano appellati i cuochi dell'alta cucina francese.

Il 'francesizzare' un titolo era un modo per sottolinearne l'eccellenza ed attribuire maggior credito e stima a chi ne era investito.

Ma la cucina napoletana risultava ormai 'intrisa' di cultura francese in ogni suo ambito e così, altre pietanze tipiche napoletane presero nome francese: il ragù, il gattò, i crocché.

Una cucina però, tanto succulenta e ricca di grassi non avrebbe potuto essere sostenuta a lungo dai ritmi di vita moderna per cui, è andata lentamente in disuso.

Se ne conserva però intatto il fascino e la possibilità di ricreare, per un'occasione speciale, un attimo di magica condivisione che riporti la nostra tavola, anche solo per un'allegra serata conviviale, alla corte dei 'monzù'.

Per concludere, vi riportiamo, un delizioso assaggio, secondo la ricetta a noi pervenuta, del 'Timballo di anelletti al forno'. Buon appetito!

 

 

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